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Assegnazione della casa coniugale, cosa fare

L'assegnazione della casa coniugale. Un argomento molto spinoso che interessa migliaia di coppie. Il tetto in cui hanno vissuto marito e moglie separati rappresenta infatti una delle ragioni di maggior scontro. Come conciliare la tutela della proprietà privata e, nel contempo, i bisogni del coniuge non proprietario che avrà fatalmente difficoltà a lasciare quello che per diverso tempo ha rappresentato un punto di riferimento? Ecco cosa dice la Legge.

La Legge

L’assegnazione della casa coniugale in sede di divorzio e separazione è regolata rispettivamente dagli articoli 6, 6° comma della legge 898/70, la legge sul divorzio, e 155 quater codice civile.

Gli orientamenti prevalenti sono due a seconda della presenza o meno di figli. Il legislatore si è preoccupato di tutelare l'interesse della prole per, come chiarisce Jannarelli "continuare senza traumi ad usufruire dello standard di vita realizzato in costanza di convivenza dei genitori e di mantenere inalterati i rapporti con l’ambiente in cui sono vissuti". Qualora non ci fossero figli, allora a prevalere è il diritto alla proprietà privata.

Ma cosa si intende per casa familiare (da distinguere,dunque, rispetto ad eventuale seconda casa, o casa di villeggiatura etc.,per la quale il giudice tende a negare l'assegnazione)? Ecco quanto si legge nel principio espresso dalla Corte di Cassazione:

"Per la corretta interpretazione dell’art. 155, 4° comma, c.c., occorre distinguere fra due diverse accezioni dell’espressione casa familiare, la prima delle quali connota materialmente il bene immobile in cui si svolse, per un certo periodo storicamente concluso, la vita coniugale e familiare; la seconda significa, invece, il centro di aggregazione della famiglia durante la convivenza (...), ossia l’ambiente fisico in cui persiste, nonostante la separazione dei coniugi, l’insieme organizzato dei beni che costituisce, o ha costituito, anche in senso psicologico, l’habitat domestico che deve continuare a svolgere, preferibilmente e se possibile, la funzione di abitazione del nucleo composto da uno dei genitori separati e dalla prole. La norma in esame fa riferimento a questa seconda accezione"

Assegnazione parziale e revoca

L'assegnazione della casa coniugale può avvenire anche sottoforma parziale, ovvero divisa a metà tra i due coniugi, sempreché la composizione dell'immobile lo permetta. L'articolo 155 quater cod.civ chiarisce che "Il diritto al godimento della casa familiare viene meno nel caso che l’assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio".

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