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Attentatore di Libération, giallo sulla cattura: la polizia smentisce

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La polizia francese ha tratto in arresto a Parigi un uomo, che secondo le prime ricostruzioni potrebbe essere l’attentatore di Libération. Nessuna conferma al momento sulla precisa identità del fermato, ma si spera a questo punto che gli inquirenti possano aver individuato il misterioso personaggio che nei giorni scorsi aveva seminato il terrore nei locali di Bfm Tv e successivamente (ieri) nella sede del popolare quotidiano transalpino, dove è riuscito ad irrompere armato e a ferire in maniera grave un giovane fotografo freelance, che si trovava in redazione per il suo primo giorno di servizio.

Ad aiutare le forze dell’ordine nella ricerca dell’autore di questi gesti violenti, potrebbero contribuire le istantanee tratte dai filmati delle telecamere di sorveglianza poste all’interno delle stazioni della metropolitana parigina, la Ratp. Cautela è la parola d’ordine tra gli agenti francesi, che ufficialmente si sono affrettati a smentire il collegamento tra l’operazione di polizia di stamattina e la soluzione del caso degli attentati delle ultime ore.

Sotto la lente d'ingrandimento delle autorità locali, che ad inizio giornata avevano chiesto collaborazione alla cittadinanza mettendo in circolazione una nuova foto del ricercato, ci sarebbero gli indumenti indossati dal criminale nel corso delle diverse azioni terroristiche compiute recentemente. Pur non essendoci certezze, l’identikit iniziale corrispondeva ad un uomo europeo di media corporatura, tra i 35 e i 45 anni, con gli occhiali e la barba di qualche giorno, di altezza compresa tra 1,70 e 1,80 e col cranio rasato.

Importanti, stando a quanto riferito dalla polizia, sono state le centinaia di segnalazioni effettuate dai cittadini tramite il numero verde che era stato attivato ad hoc su richiesta del procuratore di Parigi. Una giacca di colore rosso e un cappello beige sono gli indizi che le videocamere della Ratp avevano fornito quasi in tempo reale, mentre in precedenza si era lavorato su altre ipotesi: si pensava di poter procedere all’individuazione di una persona che durante le irruzioni raccontate dai giornalisti era vestito con un giubbino verde.

Lungo e dettagliato il colloquio svolto lunedì tra poliziotti e l’automobilista che, nei minuti seguenti al blitz nella redazione di Libération, era stato sequestrato come ostaggio (per quasi mezz’ora, prima di essere liberato nei pressi dei Champs Elysees) dall’attentatore, a quanto pare “pronto a compiere gesti folli ed armato di una bomba”. Sempre secondo il testimone interrogato dalle forze dell’ordine, l’uomo degli attentati possedeva un fucile a pompa, che teneva all’interno di una borsa diversa da quella contenente l’esplosivo.

Sulla vicenda permangono tante ombre, ma il massimo impegno per la cattura del pericoloso ricercato è stato garantito in prima persona dal ministro dell’Interno francese, Manuel Valls, giunto appositamente nella sede centrale della polizia transalpina ieri con la precisa intenzione di invitare le autorità a lavorare, senza lesinare energie, per fermare in tempo la furia omicida di una persona ritenuta potenzialmente capace di compiere altri delitti nelle prossime ore.

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