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Dissonanze consonanti

Se una volta techno, elettronica e minimale erano sonorità "di nicchia" per pochi, centellinati, stravaganti ascoltatori, dopo un evento della portata dell'appena scorso Dissonanze 9 possiamo ampiamente confermare che anche la techno ormai ha subìto un'evidente massificazione. Insomma anche i quindicenni, per farla breve, sanno distinguere la sagoma di Timo Maas da quella di Kenny Larkin e sono disposti ad aspettare l'alba perchè "per Magda ne vale la pena". Dunque, molto più che di Dissonanze, possiamo parlare di "Consonanze". Dissonanze musicali, è certo, ma consonanze di persone, stili, modi, atteggiamenti, gusti, urli e pose.

E infatti così è stato: il salone principale di Palazzo dei Congressi a Roma, lo scorso 8/9 Maggio, ha accolto migliaia di "indemoniati" elettro-addicts, con la techno (e derivati) nelle vene, maggiorenni e minorenni, a petto nudo e vestiti fluo, agghindati di tutto quanto possa fare scena "alternativa", pronti a dimenarsi fino alle 8 del mattino, per poi dire "ne voglio ancora" e passare agli after, allestiti nei paraggi dell'Eur e ovunque, anche nei ristoranti. Ma analizziamo gli aspetti più notevoli del Festival.

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Giorno 1. Anzi notte 1. Si entra a Palazzo dei Congressi con la famelicità di volerne perlustrare ogni angolo, vivere ogni bpm, conoscere ogni persona, bere tutto il bar. Gran parte della massa si ferma al salone, dove suoneranno Moderat, Kenny Larkin, Timo Maas e Magda, chi è un po' più lucido si accorge che la festa continua. Chi ha la forza sale a piedi un copioso numero di rampe per spuntare in terrazza (anche quella sciamante), dove Costa vs Ad Bourke, The Gaslamp Killer, Flying Lotus e Samiyam, Daedelus si esibiscono live su un grande palco, avvolti da incantevoli visuals. Qui si balla poco, piuttosto si ascolta e si filma col cellulare. Ma la terrazza chiuderà presto, che non sono neanche le 2, lasciando molti un po' delusi. I più fortunati, poi, s'accorgono che esiste un'Aula Magna. Un po' nascosta, a dir la verità. E lì succede il clou del Festival, l'alternativismo puro. Come un grande cinema, centinaia di persone stanno in poltrona, immerse nel buio più totale. Sul palco si susseguono a scadenze temporali precise Mokadelic, Telepathe, Atom, Byetone, Signal, con la techno più spinta, quella da allucinazioni. Sul grande schermo alle loro spalle proiezioni martellanti, flash accecanti, e un immenso countdown da tenere il fiato sospeso. Qualche coraggioso s'è alzato e ha ballato, sotto il palco. Qualcun altro ha approfittato di buio e poltrone per un sonnellino (assurdo!).

Giorno 2. E mattina 3. Eravamo in tanti comunque, e io che pensavo che pochi sarebbero stati i superstiti alla notte precedente! Ma gli abbonamenti ai due giorni venduti son stati numerosi, e tant'è. Stavolta in Salone c'erano Lindstrom, Laurent Garnier, A Critical Mass ft Ame, Dixon ed Henrik Schwarz e l'attesissimo Francois Kevorkian per il closing act, coccolati dai raggi del sole. Terrazza anche stavolta sigillata prestissimo, dopo il passaggio (visual, molto più che sound) di Afrodisia, Radioclit ft Afrikan Boy e Mo Laudi, Buraka Som Sistema; aula magna ancora da shock, con Micache & the Shapes, Bat for Lashes, Peter Christopherson, Salem, e Actress. Balconate sul salone accessibili solo ai pochi fortunati possessori di braccialetto, foyer sciamante di gadgets-addicts, p.r. di altre feste, hostess e promoter, scalinate esterne di decompressione.

La gente. Età media inferiore alle aspettative. Provenienza varia, da ogni angolo d'Italia, specie dal Meridione. Immancabili gli occhiali da sole, specie quelli con le lenti a cuore e la montatura fluo. Scarso sfodero di starlights e parrucche. Ottimo tocco di colore le corone e le maglie intermittenti che regalavano all'ingresso. La gara ad essere i più techno e i più fighi c'era, eccome, ma con scarsi risultati. Insomma, nel complesso, stile consonante. All'alba tutti (gli uomini) seminudi, dopo aver subìto i 40° del Salone. Toilettes ipercontrollate dalle guardie, eppure (parlo per quello delle donne!) qualche svenimento c'è stato. E poi c'è stata anche più di qualcuna che ha avuto il coraggio di mettersi in mìse da sera e tacchi altissimi. Vabeh, l'estro dà in vari modi. Avvistata tipa stravagante con vinile 33 giri a mo' di copricapo, spettacolare.

I punti critici. Usciti da Palazzo, e volendo uscire proprio dalla festa, anche chiedendo gentilmente alle guardie, non si poteva rientrare. Niente timbri e pass. Insomma, o fuori, o dentro. Poi, se non per i mille piani da salire a piedi per raggiungere la terrazza (e la chiusura della stessa troppo presto), niente che non sia andato. Troppi angoli buii forse. Ma nulla da temere. Voto complessivo, più che sufficiente. Niente di eclatante per chi voleva assistere a nuove stravaganze. Ottimo livello musicale, ma niente che già non conoscessimo. Forse la novità era davvero per quelle migliaia di ragazzini che scoprivano un festival del genere per la prima volta. Ora si aspetta l'edizione 10, ci godiamo l'estate, e assaggiamo nuovi dischi, e c'inventiamo nuovi occhiali da sole. Perché non ci credo che la techno sia "solo" questo, sicuro c'è dell'altro. Never stop discovering...


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