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Ecco perché chiudiamo gli occhi durante un bacio

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Chiudere gli occhi durante un bacio con il partner è naturale: ma esiste una spiegazione “scientifica” a questa reazione istintiva che si accompagna al più classico dei gesti d’amore delle coppie di qualsiasi età?

Entro vent'anni il sesso non sarà più necessario per procreare?

La passione, secondo gli scienziati, guida il corpo nei momenti di intimità aprendo la strada alle sensazioni profonde anche mediante l’interruzione temporanea di altri stimoli come quello visivo, fonte di possibile distrazione per un sistema nervoso dirottato sul piacere.

A tale conclusione, per certi versi prevedibile in quanto fondata su un assunto condiviso da gran parte della comunità scientifica mondiale, sono arrivati due studiosi della "Royal Holloway" di Londra al termine di un esperimento su diversi pazienti, sottoposti a misurazione del senso tattile in presenza di compiti simultanei che implicavano l’uso della vista.

(La spiegazione scientifica dell'intimità di coppia: cosa accade quando baciamo?)

L’esigenza di concentrarsi totalmente sull’esperienza sensoriale rappresentata ad esempio da un più o meno lungo bacio, stando a quanto rilevato dagli specialisti di psicologia cognitiva Polly Dalton e Sandra Murphy in sede di ricerca sui volontari presso l’ateneo londinese, porterebbe il cervello umano a “spegnere” il campo visivo per focalizzare l’attenzione sull’attività principale, massimizzando così il senso del tatto.

Ecco perché tutti, o quasi, tendono a chiudere gli occhi un attimo dopo aver incrociato le labbra della persona con la quale si sta scambiando un bacio appassionato: nessun mistero o men che meno qualcosa di “programmato”, anzi nulla di più spontaneo, secondo la teoria elaborata e spiegata dagli affermati ricercatori inglesi.

Per lo stesso motivo, i dati delle esperienze tattili rivestono una particolare importanza nell’analisi di altri campi, come ad esempio l’elaborazione di informazioni sensibili da parte di nuovi e sofisticati sistemi di allarme, dei quali (a margine del test condotto nei mesi scorsi a Londra) hanno parlato Dalton e Murphy dalle colonne della rivista specializzata in scienza medica Journal of Experimental Psychology.

Pubblicato da Marco Franco - Profilo Google+ - Leggi più articoli di Marco Franco

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